40 anni di barriere fa… È tempo di abbatterle davvero!

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Il 25 marzo 2026 sono trascorsi 40 anni dall’approvazione della Legge n. 41/1986, che introdusse i
P.E.B.A. – Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche.
La legge prevedeva l’adozione dei Piani entro un anno. In caso di inadempienza? Il
commissariamento ad acta dei Comuni da parte delle Regioni.
In quarant’anni ciò è avvenuto raramente. A fine 2025, il TAR ha confermato Catania, quale primo capoluogo, e città metropolitana, ad essere commissariata per la mancata adozione del PEBA. Una decisione che apre la strada ad azioni analoghe nel resto del Paese, dando il via ad una prassi finora inedita e ponendo nuove possibilità — ma anche nuove responsabilità — per un percorso partecipativo di design for all, attraverso la co-progettazione con persone con disabilità, caregiver, tecnici e stakeholder.

Facciamo finta, per un momento, che questi quarant’anni non siano passati. In molti luoghi,
di fatto, sembra proprio così. Facciamo finta che, per questa volta, sia il Popolo a concedere un “condono” alle proprie istituzioni — benché quarant’anni di legge disattesa rappresentino già, nei fatti, un condono
implicito.
Possiamo fare finta, ma a una condizione:
che entro l’anno in corso 2026 vi siano ben piú che segnali, ma una vera e propria corsa ad adeguarsi e che, d’ora in avanti, l’abbattimento con il superamento delle barriere architettoniche, culturali e sociali diventino priorità assolute per ogni Amministrazione.
Non solo nei proclami e nei programmi elettorali.
Non solo perché i fondi europei (PNRR, PSR, etc.) sono tutti vincolati all’accessibilità ed alle politiche per le disabilità.
Non solo nei PEBA e nelle successive integrazioni PAU (Piani di Accessibilità Urbana) con la legge n. 104/92.
Non solo facendo rispettare il DM 236/98 riguardo l’accessibilità agli esercizi privati aperti al pubblico.
Bensí ovunque, con ogni strumento politico, amministrativo ed economico disponibile.

Si può e si deve intervenire subito. Ad esempio, la normativa sull’edilizia libera, dal 2018, include tra le
opere realizzabili con semplice comunicazione l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici (senza alcuna autorizzazione CILA o SCIA).
Oltre ai privati, i Comuni stessi possono e devono intervenire direttamente, senza attendere
la redazione completa del Piano cittadino, per rimuovere ogni singola barriera.
Per l’edilizia popolare è l’amministratore pubblico, la Regione come altri Enti, a dover intervenire nelle abitazioni per le persone con fragilità e disabilità.
Ci vuole più a dirlo che a farlo.
Almeno per la maggior parte delle barriere.
La campagna PEBA 2026, in quest’anno di paralimpiadi, è determinata a andare fino in fondo, dopo 40 anni di olimpiadi delle barriere di chi fa vite a ostacoli ogni giorno.
Saranno presto scaricabili dei documenti informativi e tecnici, mozioni modificabili per i singoli comuni. Tali istanze saranno indirizzate, e depositate un volta approvate, anche presso gli Uffici Tecnici ed Amministrativi, a garanzia della continuità dell’iter attuativo partecipato dei PEBA, anche in caso di commissariamento o di cambi di giunta.
Gli obbiettivi prioritari sono:
1) Approvazioni e Attuazioni PEBA e PAU, reali e non di facciata, in tutti i Comuni ;
2) Stanziamento risorse ad hoc da parte di Stato e Regioni per i PEBA/PAU, con reperimento fondi UE e da una percentuale degli oneri di urbanizzazione e degli stanziamenti per le opere pubbliche ;
3) Attivazione di registri regionali telematici dei PEBA e delle mappature partecipate territoriali
4) Elaborazione da parte di tutte le regioni di linee guida per elaborare i PEBA/PAU per consentire un’armonizzazione con i piani urbanistici e di mobilità intercomunale.

A chi pensasse che parlare di barriere sia anacronistico, va risposto che non lo è più della
siepe di Leopardi.
Oltre quel gradino, oltre quell’ostacolo, oltre l’incomprensione — c’è un infinito di possibilità
negate a chi la barriera la subisce: la libertà di viaggiare, l’istruzione, il lavoro, la socialità,
l’indipendenza, gli affetti, la natura, le cure, l’arte, la cultura, il turismo, lo svago. E l’elenco
potrebbe continuare … appunto, all’infinito.
La barriera è l’emblema della banalità del male dell’esclusione, dell’abilismo,
dell’indifferenza.
La disabilità è perlopiù effetto dell’ambiente circostante: ogni barriera crea disabilità!

Quarant’anni dopo, non è anacronistico lottare per l’accessibilità. Finché le barriere non
saranno rimosse, ne subiranno le conseguenze, anzitutto 13 milioni di persone con disabilità, di cui circa 3 milioni con disabilità grave e gravissima, oltre a 7 milioni di caregivers, ma anche i genitori con i passeggini, i lavoratori e corrieri che s/caricano carelli, le persone con difficoltà motorie temporanee o anziane, di cui oltre 400 mila rinchiuse dentro le strutture come RSA e RSD — praticamente l’intera societá!
Le battaglie per la Vita Indipendente, per un Welfare Solidale ed Etico, finanziato al posto di armi e guerre, per la Sanità Pubblica, per la Ricerca, per l’Accessibilità al Lavoro ed all’Istruzione o per i Diritti di Caregiver, resteranno lotte incomplete, se l’accesso fisico e culturale
ai luoghi della vita continuerà ad essere negato.

Basta una sola rampa malconcia.
Un ascensore non funzionante.
Un percorso pedotattile incompleto.
Un pannello in Braille illeggibile.
Un annuncio non tradotto in LIS.
Una mancata attenzione alle esigenze individuali.
Basta una sola barriera per negare un diritto.
Eppure, talvolta, basta anche una sola barriera abbattuta per aprire un varco verso l’infinito.

Dopo decenni di inganni la sola grande opera davvero necessaria è abbattere e superare tutte le barriere, insieme alla rigenerazione e riconversione ecologica, ridisegnare i territori a misura di essere vivente
Dopo quarant’anni non ci saranno ulteriori proroghe morali.
Le istituzioni sono avvisate (e mezze salvate!), la campagna inizierà con una diretta da da diversi territori e Regioni, il 25 marzo 2026, a 40 anni dall’entrata in vigore della legge sui PEBA e proseguirà per un anno e ad oltranza, a partire dai censimenti e dalle mappature, fino ad altre azioni coordinate da definire insieme nelle prossime assemblee.


Aderiamo e sosteniamo la Campagna PEBA 2026 – 40 anni di barriere
Perché l’accessibilità non è una concessione. È un diritto di tutt*
Info e Adesioni: peba40anni@gmail.com

 

Hanno aderito (elenco PROVVISORIO in continuo aggiornamento):

Agrigento: Terebinto Bio&Diversità, Disability Pride, Abbatti le Barriere Sicilia, Associazione MITO-H

Bologna: Disability Pride, Indi Mates

Catania: Avv. Francesco Sanfilippo

Cologno Monzese: Comitato PEBA Cologno – Maurizio Attansi

Cosenza: La Terra Di Piero, Enrichetta Alimena, Ciccio Noto

Crotone: Francesca Pergola

Desio: Iaia Piumatti

Firenze: Disability Pride

Liguria: Angelica Ref

Livorno: Sotto Gamba Game – Alessandro Ferretti

Marche: Claudia Spadoni

Messina: Assoc. Giro dei Due Mari con Marzia, Federica Bambaci e Antonella Rigano

Milano: Abbatti le Barriere, Disability Pride, Caregivers

Monza Brianza: Daniele di Abbatti le Barriere 

Palermo: Disability Pride, Con le Ruote in Spalla, Aquile di Palermo, Telefono D, ASD Vento in Faccia, Terre di Mezzo

Pisa: Warburg Micro Italia, Silvia Abbate, Stefano Paolicchi

Reggio Calabria: Maria Lucia Parisi

Roma: Tetrabondi, Egalité, Radio 32, Disability Pride, Abbatti le Barriere, Salvatore Cimmino

Taranto: Dis-education, Disability Pride Puglia

Trentino Alto-Adige: Thomas Borroni

Veneto: Mattia Cattapan

 

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